Per quanto tu voglia non potrai mai volere abbastanza. E queste notti lontani da tappezzeria risuonano nelle cose che fai con le mani prima di addormentarti. La ferocia dello spazio che si pianta nel mezzo è la coscienza dello scatto, prima dell’impatto. Le foto alla ricerca del tempo perduto collimeranno di nuovo alla rappresentazione di chi sei stata per non essere mai, a tua immagine e somiglianza. Un camino un film un abbraccio una collisione violenta ad altitudine X che ha una longitudine e latitudine e sigla di provincia e identità-tu e identità-me. La generazione senza concetto che si ritrova, adulta, irrimediabilmente pensierata con le maniglie corrose su un Titanic olografico, perdente quanto basta ma con ancora in mezzo alla fronte scampoli di un’idea del FUTURO analogico. Crash da limousine a piedi, Alberi-Ombra, vestiti leggeri che accarezzano la pelle, molecole prive di ogni termoregolazione. Per oltrepassare l’idea di spazio e approdare alla certezza da quarto principio della termodinamica inventato che non v’è alcuna fusione che non prenda decisamente in considerazione ogni evidenza dei corpi.

Il cuore gelido dell’alienazione, leggi alienazione, leggi straniamento, fuori fuoco tossico on gmail, vuoto dissestato di immagini da time lapse, circo visionario, clown strafatti di microcosmiche leggi innaturali e gravi, manicomi distrettuali spalancati su aeroporti, trementina ed etere sopraffina, maleodore con stupore, genesi di un fetore da cyborg, metallo da macelleria, silenzio sfoderato come arte da muro scrostato in falsariga notturna su un recinto ferroviario, ma non c’è nulla di eretico nella personale visione del mondo, nulla di caustico in un Paranoid Park per treni notturni, luci vaganti che trapassano il cielo come sforacchiare il buio con un fucile a doppia canna al posto degli occhi-freccia, ho tanti ricordi e di questi ringrazio, come un tagliare-incollare di memoria, come un fottere gli spazi vuoti con ritagli d’immaginazione, è l’alba, qui a Los Angeles.

Il nocciolo non si arrende, di arrivismo inarrivabile il nocciolo è muto, le parole non hanno significato se ce l’hanno i suoni, “tazza”, “bicchiere”, “casseruola”, il sangue sulle mani ricorre e rincorre per tutta l’opera schiantandosi sul collo nudo di lei, sotto i suoi capelli raccolti di Bach, mutismo intercomunicante, congiunzione di battiti consacrato dalla sacralità dell’impossibilità dei corpi di non poter emanare che se stessi, eppure, le stesse vibrazioni, again.

Lo scartavetrare la patina dell’irrealtà mi ha fatto capire ogni disegno apolitico del qui e ora. Infilarsi sotto la pelle è un’azione da miraggio. Il libretto d’istruzioni è poco auspicabile, ogni tessera è stata brutalizzata con la forbice del sottovuoto indotto. Il numero seriale del crash test industriale che siamo si risolve con una connessione e mancata condivisione dove non v’è alcuna visione. La compassione è per i martiri, la pietà della miseria colpisce politicamente, secondo formaldeide attualizzata mediatica e formalizzata dalle categorie delle star-news, etica per frattaglie, utopia dell’epica. Non hanno servito alcun aperitivo primitivo, solo una confezione di illusioni ad alto tasso di fraintendimento. Non ho più soldi e sogni e le persone mi fanno paura.

pub inglese da muffa menù come la sigaretta fumo rappresa di serie C-enere e un secchio-luppolo di atomiche tiepide da minigonne scagliate a testate TUM contro porte di legno di vicoli dove si consumano episodi di cronache poco violente e addomesticate con urla senza gola isteriche del io credo nel perdono dei prossimi cinque minuti e volano dei zittaputtana dalla finestra dell’Est con il rigore secco ma svaccato delle poche parole sanguetachicardiche e gli scalini polvere di stelle sedute scragnate nel cielo liquefatto che si confonde con l’acqua semantica ontologia e ancora mercanzie epidermiche per scaramantici giochi di ruolo e sonnobuiostop, E’Oh.

fatiscenza occlusa, implosione sdraiata sotto un caminetto in disuso di una villa fatiscente tra fantasmi di vecchie glorie francesi, un materasso giace sotto un corpo audace, il silenzio entra insieme al vento dalle finestre rotte, intonaco sbrecciato scheletro clown, non anima rappresa ma solo corpo, silenzio per sirene non dispiegate, le spiegazioni della pressione che si sprecano, fucile carico e concorrenziale chiede manipolazione e lucidità diffusa, cartucce come giochi nell’ombra, insonnia, formiche, freddo, uscite di sicurezza sbarrate, intelaiatura di soffio vitale, tela di vene, il viaggio è qui dentro